INTERVISTA al D.G.
  GABRIELE BENEDETTI 
     
a cura di Aga

Aga Gabriele, prima di tutto un commento sull'esordio vincente in Coppa col Pisa
Gabriele :
Ho avvertito emozione, perché era un evento diverso dal solito. Non la solita partita, bensì il coinvolgimento dei bambini della scuola calcio e delle molte ragazze del CF che ne sono istruttrici. La partita ha valorizzato la serata. Una partita lottata, sia da parte nostra che da parte del Cus Pisa che come sempre non molla mai sino all'ultimo. Va reso onore a entrambe le squadre, a coloro che hanno giocato da una parte e dall'altra: loro insieme ai bambini e al pallone sono stati i protagonisti della serata.

Aga: E' ripartito il movimento femminile FIGC in Toscana. Con quale spirito, e con quali ambizioni, ci sta dentro il CF Pelletterie?
Gabriele: Il movimento femminile doveva ripartire in Toscana. Le donne hanno una gran passione per il calcio a 5; ci sono tantissime squadre che giocano nei campionati di enti promozionali. Scommettere sulla rinascita del movimento in F.I.G.C. non è stato facile. Antonio Scocca lo ha fatto. Il merito è tutto suo e delle società  che hanno accettato ad occhi chiusi, tanto buon senso e molti sacrifici. Alle riunioni preparatorie a Coverciano, le società partecipanti si sono mosse come una squadra unica. Importante è che questa sia la prima pietra per un futuro duraturo. Il CF Pelletterie ha la sola ambizione di fare sport. La squadra è composta da brave giocatrici e da giovani di prospettiva; si faranno valere sul campo come già stanno facendo nell'educazione al calcio a 5 dei bambini.

AgaPelletterie che ora é parte integrante del progetto scuola c5 all'interno della Robur Scandicci. Com'é nata l'idea? Un ripiego dopo le tante stagioni passate nel maschile?
Gabriele: Alla fine della stagione scorsa il CF Pelletterie non esisteva più!! La compagine maschile era stata smantellata la stagione precedente, per aprire al progetto di fusione con l'Isolotto. A quell'idea avevo creduto io stesso, perché immaginavo si potesse realizzare  un progetto che comprendesse lo sviluppo sia del maschile che di un polo sperimentale sul femminile. Ci sono le carte che anche tu conosci, sulle quali lavoravamo in tanti. Era un'idea bella di sport. Ma poi sai come è finita. Mi sono sentito responsabile in negativo di tutto ciò che l'anno scorso è accaduto. Volevamo smettere! Non avevamo spazi sufficienti, né tempi necessari per allestire squadre maschili. L'unico tesoro che ci era rimasto era quello delle poche ragazze rimaste al CF, tra mille difficoltà. Andava creato qualcosa per loro, era doveroso! Non erano scappate nei momenti difficili. E' maturata così l'idea di presentare un progetto alla Polisportiva Robur, per l'apertura di una sezione di calcio a 5. Il progetto una volta vagliato, è stato accolto con entusiasmo perché aveva al suo interno un'idea di ampio respiro, con la scuola calcio a 5 alla sua base e la crescita della realtà femminile. Non è stato un ripiego, bensì un riscatto: una molla nuova che ci ha allontanato da quelle logiche pseudo professionistiche finte come i loro interpreti.

AgaTornando alle ragazze, la squadra femminile é un progetto in progress o a termine?
Gabriele: Le ragazze, come ti ho detto sopra, sono la molla che ha fatto ripartire il CF. Loro sono e saranno le protagoniste del futuro e se man mano avremo spazi, creeremo compagini maschili giovanili. Senza giovani il futuro non esiste. E non è retorica!

AgaPer concludere, cos'é lo sport per Gabriele Benedetti?
Gabriele:
Lo sport è prima di tutto cultura e soprattutto cultura popolare. E' un linguaggio comune che tutti possono parlare. E' un qualcosa di atavico che ci riporta alla storia dell'uomo. Lo sport è un qualcosa che sfugge alle logiche della nostra società. Purtroppo molti folli, soprattutto negli sport di squadra, vogliono regolarlo come se avessero in mano una multinazionale: sentiamo parlare di valorizzazione del brand, di profitti, di immagine. Tutto ciò contrasta con lo spirito originario dello sport che è necessità di evasione dalle dinamiche che regolano una società malata come quella contemporanea.  In ambito pallonaro poi e soprattutto in Italia è tutto sovradimensionato; prevale l'idea del successo e non importa come, né con quali mezzi lo stesso sia conseguito. Nel calcio a 5 la tendenza è quella di scimmiottare il professionismo calcistico, con le conseguenze che ne derivano ed alcune macchiette così calate nella parte, che sembrano uscite da una commedia dell'arte. Esistono alcune realtà che veicolano tutte le risorse economiche che hanno e (che non hanno) su una squadra sola, con il solo obiettivo di vincere e di proiettare all'esterno un'immagine vincente, senza preoccuparsi di sviluppare niente per i giovani. Chiedo loro se ha un senso tutto cio'? Se è più importante impegnarsi per riempire una bacheca di trofei polverosi o se è più bello costruire una casa comune dove lo sport possa radicarsi negli anni e dunque trasformarsi in movimento culturale? Noi che operiamo in ambito sportivo abbiamo l'obbligo, il dovere morale di non porre la vittoria al primo posto nella scala dei valori. Riduciamo le nostre ambizioni personalistiche, rimaniamo educatori ma soprattutto restiamo umani!!! Questa è solo la mia idea di sport ma non solo, visto che tante realtà in Toscana hanno già da tempo intrapreso questo cammino.

GRAZIE MILLE GABRIELE E IN BOCCA IL LUPO